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Cancro al pancreas, il punto con una specialista mondiale del settore su questa malattia

NEW YORK Il cancro al pancreas è uno dei tumori più letali, negli Stati Uniti il ​​tasso di sopravvivenza a 5 anni è aumentato leggermente negli ultimi tempi, raggiungendo la percentuale del 9%. Ma rimaniamo molto lontani dal 99% del tasso di sopravvivenza a 5 anni del cancro alla prostata sempre per quanto riguarda gli Stati Uniti. Le proiezioni citate dal NYU Langone Health, in particolare, ritengono che il cancro al pancreas diventerà il secondo tumore che causerà la maggior parte delle morti nel 2020 negli Stati Uniti, perché per altri tumori più comuni che si presentano, come appunto il cancro alla prostata o al seno, esistono cure sempre più efficaci. Attualmente, il cancro del pancreas provoca più morti rispetto al cancro al seno negli Stati Uniti. Anche in Francia la situazione è preoccupante, il tumore pancreatico diventerà la seconda causa di decessi per cancro entro il 2030, secondo un articolo della Voix du Nord pubblicato nel novembre 2017. Per aiutarci a fare il punto su questo tumore, Creafarma.ch ha avuto l’opportunità di intervistare una specialista mondiale della malattia, la Prof. Diane M. Simeone (nella foto), MD, che lavora in un istituto medico situato nella regione di New York, il NYU Langone Health. La dottoressa è professore di chirurgia a capo di un centro specializzato su questo tumore, il Pancreatic Cancer Center, un centro affiliato al NYU Perlmutter Cancer Center del NYU Langone Health.

Perché questo cancro è così pericoloso?

Scienziati come la Prof. Simeone rivelano che le cellule tumorali nel pancreas crescono molto rapidamente, a differenza, ad esempio, delle cellule tumorali della prostata negli esseri umani che invece, crescono molto lentamente. Le cellule tumorali pancreatiche hanno anche la capacità di distaccarsi all’inizio dello sviluppo della malattia, diffondersi ad altri organi (ad esempio, il fegato) e formare metastasi. Un altro aspetto è che le cellule tumorali del pancreas formano un tessuto cicatriziale (scar tissue in inglese) che sembra servire da barriera contro l’ingresso di agenti terapeutici. Altri fattori rendono il trattamento di questo tumore particolarmente complesso con un cancro che sembra sfuggire al sistema immunitario nonché a trattamenti di chemioterapia o radioterapia.

Rilevamento tardivo

Spesso l’individuazione troppo tardiva di questo tumore è una ragione importante per l’alto tasso di mortalità. Al momento della scoperta il cancro si è già sviluppato in altri organi come il fegato formando metastasi. Va evidenziato che la malattia raramente causa sintomi prima di uno stadio già abbastanza avanzato della stessa. Nel 2015, uno studio britannico ha ricordato che in oltre l’80% dei pazienti questo tumore si era già diffuso al momento della diagnosi. I principali sintomi del cancro del pancreas possono essere perdita di peso, affaticamento, dolore addominale o mancanza di appetito.

Biopsia liquida

Un’area di ricerca privilegiata dai ricercatori per consentire una diagnosi precoce è l’esecuzione di biopsia liquida. Un team guidato dal Dott. Ken Zaret dell’Università della Pennsylvania e dalla D.ssa Gloria Peterson della Mayo Clinic, due importanti istituzioni americane, ha identificato due proteine ​​chiave che appaiono nel sangue nella fase iniziale dello sviluppo di questo cancro. Questo studio è stato pubblicato il 12 luglio 2017 sulla rivista scientifica Science Translational Medicine (DOI:10.1126/scitranslmed.aah5583). Se tutto va come previsto, questo test potrebbe essere disponibile entro pochi anni e reso fruibile per le persone ad alto rischio di soffrire della malattia (ad esempio, casi in famiglia). La Prof.Simeone ha dichiarato a Creafarma.ch che i test diagnostici di biopsia liquida potrebbero essere disponibili sul mercato per la popolazione entro i prossimi 5 anni (2022-2023).

Chirurgia

Solo il 20% circa dei pazienti presenta un tumore a livello del pancreas che può essere rimosso chirurgicamente, secondo la Prof. Simeone che si è espressa in un’intervista su questo argomento nel 2017 sulla rivista del NYU Langone Health. Tuttavia, tra questi pazienti del ​​20%, il cancro riappare in circa il 75% dei casi e il tasso di sopravvivenza a 5 anni per gli stessi è pari al 25%. Comunque, la chirurgia resta attualmente la migliore opzione terapeutica ed è particolarmente possibile per la diagnosi precoce del cancro del pancreas. In altre parole e come dichiarato dalla Prof. Simeone in un’intervista rilasciata a Creafarma.ch, nella maggior parte dei pazienti una resezione chirurgica del tumore non è possibile a causa di una diagnosi troppo tardiva. L’arrivo di alcune nuove tecnologie come i test di biopsia liquida potrebbe aumentare il numero di pazienti sottoposti a trattamento chirurgico e aumentare quindi il tasso di sopravvivenza a 5 anni.

17 novembre 2017. A cura di Xavier Gruffat (farmacista). Fonti: Intervista condotta in inglese tramite email da Creafarma.ch/Creapharma.ch (Xavier Gruffat) nel mese di novembre 2017 con la Prof. Diane M. Simeone del NYU Langone Health e il Dipartimento di comunicazione dell’istituzione, Rivista del NYU Langone Health (edizione autunnale, Fall Edition in inglese), CBSNews.com, La Voix du Nord (statistiche sulla Francia), Università della Pennsylvania (Penn Medicine), Science Translational Medicine (DOI:10.1126/scitranslmed.aah5583), Prevention (rivista sulla salute statunitense).
Crediti fotografici: divulgazione (foto della Prof. Simeone e foto dell’ospedale) – Credits: NYU Langone Health, Fotolia.com

5 alimenti per prevenire l’Alzheimer

alzheimer-lecture-grBARCELLONA – La malattia di Alzheimer è una vera e propria minaccia per le società occidentali con l’aumento della speranza di vita e un’alimentazione spesso malsana. Essendo consapevoli che non esiste attualmente alcun trattamento veramente efficace per rallentare la malattia, la prevenzione è assolutamente essenziale. Un buon modo per limitare la comparsa di questa malattia è quello di consumare regolarmente alcuni alimenti. Tali appartengono principalmente alla dieta mediterranea. Uno studio pubblicato all’inizio di agosto 2016 sulla rivista specializzata Frontiers of Nutrition ha dimostrato che tale dieta ha contribuito a ridurre il declino cognitivo e l’insorgenza della malattia di Alzheimer migliorando le funzioni cognitive. Per arrivare a queste conclusioni, Roy Hardman e il suo team della Swinburne University of Technology di Melbourne in Australia, hanno esaminato 18 studi pubblicati su questo argomento tra il 2000 e il 2015. Secondo i ricercatori, l’effetto sulla memoria della dieta mediterranea era particolarmente significativo. 

Eccovi i 5 alimenti scientificamente provati per prevenire, almeno in parte, la malattia di Alzheimer.

1. Pesce di acqua salata. È risaputo che il pesce contenga elevate quantità di omega-3. Queste sostanze essenziali per il corretto funzionamento del cervello si ritrovano in quantità significative nel pesce di acqua salata come il salmone e le sardine. Oltre agli omega-3, questi pesci contengono anche selenio che migliora le funzioni cognitive.
Uno studio della University of California di Los Angeles (UCLA), condotto su 260 persone, ha dimostrato che il pesce aumenta il volume di massa grigia nel cervello, più precisamente di una regione responsabile della memoria e dell’apprendimento. Tuttavia, attenzione a non friggere il pesce, perché potrebbe perdere le sue proprietà nutritive. Ricordiamo anche un recente studio australiano che ha dimostrato che il consumo per 3 mesi all’anno di una capsula contenente omega-3 ha permesso tra i giovani a rischio di psicosi come la schizofrenia, di ridurre il rischio di sviluppare in età adulta una psicosi dal 40% al 10%.
In un’intervista rilasciata a Creafarma.ch, Roy Hardman, che ha condotto lo studio citato all’inizio di questo articolo, ritiene che i seguenti pesci siano particolarmente indicati per un buon funzionamento del cervello: i pesci grassi come le sardine, le aringhe e le acciughe e altri pesci di grandi dimensioni come il salmone, la trota, il tonno e lo sgombro.
Pratico suggerimento nutrizionale: mangiare pesce almeno una volta alla settimana.

2. Verdure a foglia verde. In questa categoria di alimenti possiamo trovare l’insalata in tante e diverse varietà, la rucola, la senape (foglie), il cavolo o gli spinaci. Secondo uno studio dal titoloMind, le persone che consumavano 1-2 porzioni di verdura a foglia verde al giorno hanno visto le proprie funzioni cognitive ringiovanire di 11 anni. Questo studio ha incluso 950 partecipanti.
È importante mangiare verdure a foglia verde fresche, in modo da poter mantenere tutte le loro molecole con proprietà nutrizionali come la vitamina K e il beta-carotene.
Pratico suggerimento nutrizionale: l’ideale sarebbe consumare una porzione di verdure a foglia verde al giorno.

3. Frutti rossi. I frutti rossi come lampone, fragola, mirtillo e frutti di bosco contengono un numero elevato di antociani, queste molecole hanno proprietà antiossidanti e neuroprotettive. Uno studio condotto dalla Harvard University ha dimostrato che mangiare da 2 a 3 porzioni di frutti rossi a settimana ha consentito di ringiovanire le funzioni cognitive dei partecipanti a questo studio di 2,5 anni.
Pratico suggerimento nutrizionale: l’ideale sarebbe consumare da 2 a 3 porzioni di frutti rossi (bacche) a settimana. Ricordatevi di lavare accuratamente tutti i frutti, per rimuovere completamente pesticidi e altri prodotti tossici, se possibile acquistare frutta biologica.

Noix / Noisette #24. Noci. Le oleaginose come noci, nocciole o mandorle agiscono come un vero e proprio “olio motore” per il cervello grazie all’alta concentrazione di grassi vegetali, ad esempio, gli omega-3, come dimostrato da un recente studio spagnolo condotto dall’Ospedale clinico di Barcellona. Secondo questo studio pubblicato l’11 maggio 2015 sulla rivista specializzata JAMA Internal Medicine, consumare più frutta secca e olio d’oliva (vedi punto 5) consente di aumentare le prestazioni del cervello di persone anziane, ritardando il declino cognitivo. Noci e olio d’oliva sono elementi essenziali della dieta mediterranea. Ricordiamo che tale regime si basa su un elevato consumo di frutta e verdura fresche, cereali, semi, noci, pesce e olio d’oliva con un basso consumo di carne rossa. Per la maggioranza degli studiosi, tale dieta risulta semplicemente la migliore da seguire per mantenersi in salute.
Pratico suggerimento nutrizionale: consumare 30 grammi di frutta a guscio (mandorle comprese) al giorno. Particolarmente consigliate sono le noci del Brasile, in quanto ricche anche di selenio.

Olio d’oliva per la pelle secca5. Olio extra vergine d’oliva. Come indicato al punto 4, di cui sopra, un recente studio spagnolo ha rivelato la sua utilità per il buon funzionamento del cervello. L’olio di oliva è particolarmente ricco di acido oleico, un acido grasso importante a livello nutrizionale. Altre molecole che si trovano nell’olio di oliva possiedono anche un’azione antiossidante.
L’origine dell’effetto dell’olio di oliva e delle noci sul cervello per il suo corretto funzionamento è legato alla guaina mielinica che circonda e protegge i neuroni. Per garantire il corretto funzionamento delle guaine mieliniche, il cervello ha bisogno di grassi di qualità provenenti da una buona alimentazione e questo è il caso di noci e olio d’oliva.
roy-hardman-76x89Intervistato da Creafarma, Roy Hardman (foto), che ha condotto lo studio citato all’inizio di questo articolo afferma che nella dieta mediterranea l’olio extravergine di oliva è la principale fonte di grassi, cosa importante per una buona salute del cervello.
Pratico suggerimento nutrizionale: consumare almeno 2-3 cucchiai di olio d’oliva al giorno. Potete benissimo sostituire il burro con l’olio d’oliva in cucina. Attenzione però, l’olio di oliva utilizzato a freddo (in insalata) è più efficace di quello usato per cucinare.

goutte-no-viande-133x200Bonus. Alimenti da evitare
Come osservato nello studio pubblicato nel mese di agosto 2016 sulla rivista scientifica Frontiers in Nutrition, la dieta mediterranea è a basso contenuto di carne. Per prevenire la malattia di Alzheimer, pertanto, si dovrà evitare di consumare troppa carne (compreso il pollo) e optare per proteine di origine animale o per il pesce. I latticini, molto presenti nella dieta mediterranea, sono da evitare o almeno da ridurre.

Fonti (riferimenti): Frontiers of Nutrition, intervista condotta via e-mail in inglese con Roy Hardman nel mese di agosto 2016. Foto: Fotolia.com. A cura di Xavier Gruffat (farmacista)

Cistite, per comprendere meglio come il batterio E.Coli si attacca al tratto urinario

FrangolaBASILEA Circa una donna su 2 soffre, ad un certo punto della sua vita, di una infezione del tratto urinario e, di solito, di cistite (infezione della vescica). Anche gli uomini sono colpiti da questa malattia, ma meno frequentemente. Nel 80% dei casi, l’infezione urinaria è causata dal batterio intestinale E. Coli. Questo batterio risale l’uretra fino alla vescica e causa infezioni dolorose. In un nuovo studio, alcuni ricercatori svizzeri hanno dimostrato come questo batterio riesca ad attaccarsi alla superficie del tratto urinario attraverso una proteina, che impedisce l’eliminazione batterica dal flusso urinario. Questa scoperta potrebbe portare alla commercializzazione di nuovi farmaci per la lotta contro le infezioni urinarie, senza dover utilizzare antibiotici.

Cistite

La cistite è una malattia infettiva dolorosa caratterizzata soprattutto da dolore durante la minzione e un bisogno continuo di urinare. In caso di cistite, il batterio E. Coli risale il tratto urinario, si attacca alla superficie e provoca un’infiammazione. Alcune situazioni particolari favoriscono lo sviluppo di cistite, come una scarsa igiene intima, la menopausa, lo stress, relazioni sessuali, ecc. Una cistite mal curata può portare, in alcuni casi, a sepsi (setticemia).

Risultati: il batterio è in grado di “nuotare”

I ricercatori svizzeri hanno scoperto che questo batterio aderisce al tratto urinario attraverso una proteina chiamata FimH. Questo legame permette al batterio E. Coli di risalire il tratto urinario.
Il batterio presenta una lunga appendice, come un capello, alla sua estremità si trova la proteina FimH, suo elemento costitutivo. Questa proteina aderisce poi agli zuccheri delle cellule del tratto urinario. Gli scienziati hanno anche scoperto che più il batterio è sotto pressione, in particolare nel flusso urinario, più si attacca fortemente al tratto urinario. In altre parole, la proteina FimH impedisce al batterio E. Coli di essere eliminato attraverso l’urina e quando la pressione viene rilasciata, il batterio può staccarsi e “nuotare” verso la parte opposta, in direzione della vescica.

Questo studio è stato condotto da alcuni ricercatori presso l’Università di Basilea, sotto la direzione dei professori Timm Maier e Beat Ernst e da alcuni scienziati presso il Politecnico federale di Zurigo, sotto la direzione del Prof. Glockshuber. Entrambe le istituzioni svizzere di riferimento hanno pubblicato il loro studio sulla rivista scientifica specializzata Nature Communications, in data 7 marzo 2016.

“Attraverso l’uso di diversi metodi biofisici e biochimici, siamo riusciti a comprendere il comportamento di adesione della proteina FimH in modo più dettagliato rispetto al passato”, ha dichiarato il Prof. Glockshuber.

Cause

Nuovi farmaci mirati contro la proteina FimH

Le infezioni del tratto urinario sono la seconda causa di prescrizione di antibiotici in tutto il mondo, secondo l’Università di Basilea. Poiché il numero di batteri resistenti agli antibiotici è in aumento, gli scienziati stanno cercando di trovare metodi alternativi.
Per la prevenzione e la terapia delle infezioni del tratto urinario causate dall’E. Coli, alcuni farmaci che potrebbero impedire il legame della proteina FimH alle cellule del tratto urinario potrebbero rivelarsi un’interessante alternativa di trattamento, rendendo così, l’utilizzo di antibiotici inutile.

Il Prof. Ernst dell’Università di Basilea ha lavorato intensamente per anni allo sviluppo di antagonisti di questa proteina. Il chiarimento su tale meccanismo dovrebbe contribuire in modo significativo alla futura identificazione del farmaco più adatto.

Il modo migliore per prevenire la cistite è quello di bere molto e regolarmente.

9 marzo 2016. A cura di Xavier Gruffat (farmacista) e redazione di Creapharma.ch. Fonti: Comunicato stampa dello studio, ATS (pharmapro.ch)

L’influenza continua a inchiodare i cittadini svizzeri a letto

toux-hiverBERNA – L’influenza continua a inchiodare i cittadini svizzeri a letto. Con 241 sospetti casi di influenza ogni 100.000 abitanti, la soglia epidemica è stata di gran lunga superata durante la 9a settimana dell’anno, in base alle informazioni pubblicate sul sito Internet dell’ Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).

Rispetto alla settimana scorsa con 278 casi, il numero di persone affette da influenza è diminuito notevolmente.

In Svizzera la soglia epidemica dell’influenza è fissata a 68 casi sospetti di influenza ogni 100.000 abitanti per la stagione 2015/2016.

I dati riguardanti 241 visite mediche ogni 100.000 abitanti durante la 9a settimana dell’anno 2016 provengono dall’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinella.

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle divide la Svizzera in 6 regioni geografiche distinte. La regione 6 (TI/GR) comprende i cantoni di lingua italiana.

Ticino

Attualmente, le due cantoni della Svizzera italiana sono colpite dall’epidemia di influenza.

La regione 6, vale a dire, i Cantoni di Ticino e Grigioni, registra 356 visite mediche ogni 100.000 abitanti, ossia un numero superiore rispetto alla media nazionale.

La regione più colpita con 356 casi è la regione 6 (TI, GR).

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle distingue anche 5 fasce di età, cittadini di età compresa tra 0 e 4 anni (neonati e bambini piccoli), da 5 a 14 anni (bambini e giovani adolescenti), da 15 a 29 anni (giovani), da 30 a 64 anni (adulti) e cittadini di 65 anni o più d’età (anziani).

La fascia di età più colpita con 370 casi è quella  dei neonati e bambini piccoli e la fascia di età meno colpita con 105 casi è quella degli anziani.

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12/03/2016 – A cura di Xavier Gruffat, farmacista. Fonti: Ufsp.

Influenza: sembra stabilizzarsi in Svizzera

toux-hiverBERNA – L’influenza continua a inchiodare i cittadini svizzeri a letto. Con 338 sospetti casi di influenza ogni 100.000 abitanti, la soglia epidemica è stata di gran lunga superata durante la 7a settimana dell’anno, in base alle informazioni pubblicate sul sito Internet dell’ Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).

Rispetto alla settimana scorsa con 339 casi, il numero di persone affette da influenza è leggermente diminuito.

In Svizzera la soglia epidemica dell’influenza è fissata a 68 casi sospetti di influenza ogni 100.000 abitanti per la stagione 2015/2016.

I dati riguardanti 338 appuntamenti medici ogni 100.000 abitanti durante la 7a settimana dell’anno 2016 provengono dall’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinella.

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle divide la Svizzera in 6 regioni geografiche distinte. La regione 6 (TI/GR) comprende i cantoni di lingua italiana.

Attualmente, le due cantoni della Svizzera italiana sono colpite dall’epidemia di influenza.

La regione 6, vale a dire, i Cantoni di Ticino e Grigioni, registra 530 visite mediche ogni 100.000 abitanti, ossia un numero superiore rispetto alla media nazionale.

La regione più colpita con 530 casi è la regione 6 (TI, GR).

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle distingue anche 5 fasce di età, cittadini di età compresa tra 0 e 4 anni (neonati e bambini piccoli), da 5 a 14 anni (bambini e giovani adolescenti), da 15 a 29 anni (giovani), da 30 a 64 anni (adulti) e cittadini di 65 anni o più d’età (anziani).

La fascia di età più colpita con 545 casi è quella dei neonati e bambini piccoli e la fascia di età meno colpita con 119 casi è quella degli anziani.

25/02/2016 – A cura di Xavier Gruffat, farmacista. Fonti: Ufsp.

Influenza: continua a espandersi in Svizzera

toux-hiverBERNA – L’influenza continua a costringere gli svizzeri a restare a letto. Con 339 sospetti casi di influenza ogni 100.000 abitanti, la soglia epidemica è stata di gran lunga superata durante la 6a settimana dell’anno, in base alle informazioni pubblicate sul sito Internet dell’ Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).

Rispetto alla settimana scorsa con 254 casi, il numero di persone affette da influenza è più alto.

In Svizzera la soglia epidemica dell’influenza è fissata a 68 casi sospetti di influenza ogni 100.000 abitanti per la stagione 2015/2016.

I dati riguardanti 339 appuntamenti medici ogni 100.000 abitanti durante la 6a settimana dell’anno 2016 provengono dall’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinella.

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle divide la Svizzera in 6 regioni geografiche distinte. La regione 6 (TI/GR) comprende i cantoni di lingua italiana.

Attualmente, le due cantoni della Svizzera italiana sono colpite dall’epidemia di influenza.

La regione più colpita con 823 casi è la regione 6 (TI, GR), registra 823 visite mediche ogni 100.000 abitanti, ossia un numero superiore rispetto alla media nazionale.

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle distingue anche 5 fasce di età, cittadini di età compresa tra 0 e 4 anni (neonati e bambini piccoli), da 5 a 14 anni (bambini e giovani adolescenti), da 15 a 29 anni (giovani), da 30 a 64 anni (adulti) e cittadini di 65 anni o più d’età (anziani).

La fascia di età più colpita con 693 casi è quella dei neonati e bambini piccoli e la fascia di età meno colpita con 107 casi è quella degli anziani.

17.02.2016. A cura di Xavier Gruffat, farmacista. Fonti: Ufsp.

8 fattori che inducono le vampate di calore

Tisana per la menopausaLe vampate di calore sono comuni in menopausa, che colpisce circa una donna su due, secondo uno studio del 2015. In casi gravi di vampate di calore, può essere raccomandata la terapia ormonale sostitutiva, ma a volte certi atteggiamenti aiutano a ridurre le vampate di calore e a migliorare notevolmente la qualità della vita.
Si noti che per la maggior parte delle donne che ne soffrono, la durata delle vampate di calore è pari a più di 7 anni, un periodo considerevole.

Di seguito elenchiamo 8 possibili fattori scatenanti che devono essere presi in considerazione se si soffre di vampate di calore.

1. Alcol. Si consiglia di ridurne il consumo durante la menopausa.

2. Caffè. Come l’alcol, il caffè potrebbe causare vampate di calore. Si consiglia di ridurne il consumo soprattutto nel pomeriggio e alla sera.

3. Riscaldamento troppo alto in camera da letto. Evitare di dormire in una camera da letto troppo riscaldata. È noto che le vampate di calore si verificano soprattutto di notte e una temperatura troppo elevata favorisce la sudorazione notturna.

4. Piatti e bevande troppo calde. Optare per cibi e bevande tiepide o fredde, soprattutto alla sera. Ricordiamo che una donna tende ad aumentare di peso in menopausa, ciò comporta cercare di ridurre l’assunzione di zuccheri, soprattutto alla sera.

5. Sigarette. Il fumo è un fattore scatenante delle vampate di calore, basterà semplicemente smettere di fumare. All’inizio del 2016, uno studio sui dati dell’OMS ha dimostrato che il numero di donne a cui è stato diagnosticato un tumore al polmone nell’Unione europea è aumentato negli ultimi anni. Un altro motivo per smettere di fumare immediatamente, un vero e proprio vizio tossico per la vita di una donna (e anche di un uomo, naturalmente).

6. Piatti piccanti e speziati. Se si soffre di vampate di calore, sarà necessario evitare il consumo di peperoncino e altre spezie piccanti. È risaputo che le spezie possono favorire la sudorazione.

7. Stress. Utilizzare tecniche di rilassamento e fare regolare esercizio fisico: due modi efficaci per ridurre e gestire meglio lo stress. Si consiglia di praticare esercizio fisico e attività sportive. Secondo uno studio, le donne che praticano spesso attività sportive hanno un minor numero di vampate di calore e la durata stessa delle vampate è più breve.

8. Abbigliamento troppo pesante e capi sintetici. Evitare di indossare vestiti troppo pesanti, così come le fibre sintetiche come il nylon. Optate per abiti leggeri, realizzati soprattutto in cotone.

Infine, ricordatevi di mangiare sano. Uno studio pubblicato sulla rivista specializzata Menopause nel 2012 ha dimostrato che le donne in post-menopausa che consumavano più frutta, verdura e cereali hanno beneficiato di una riduzione di peso e hanno sofferto anche di un minor numero di vampate di calore.

Un ultimo consiglio in caso di intense vampate di calore: utilizzare impacchi di ghiaccio e applicarli sul corpo, oppure farsi una bella doccia fredda o bagnarsi con acqua fredda. L’obiettivo è quello di rendere l’organismo o l’ambiente che vi circonda il più freddo possibile.

31 gennaio 2016. A cura di Xavier Gruffat (farmacista). Foto: Fotolia.com

Influenza: continua a espandersi in Svizzera e Ticino

toux-hiverBERNA – L’influenza continua a inchiodare i cittadini svizzeri a letto. Con 254 sospetti casi di influenza ogni 100.000 abitanti, la soglia epidemica è stata di gran lunga superata durante la 5a settimana dell’anno, in base alle informazioni pubblicate sul sito Internet dell’ Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp).

Rispetto alla settimana scorsa con 222 casi, il numero di persone affette da influenza è più alto.

In Svizzera la soglia epidemica dell’influenza è fissata a 68 casi sospetti di influenza ogni 100.000 abitanti per la stagione 2015/2016.

I dati riguardanti 254 visite mediche ogni 100.000 abitanti durante la 5a settimana dell’anno 2016 provengono dall’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinella.

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle divide la Svizzera in 6 regioni geografiche distinte. La regione 6 (TI/GR) comprende i cantoni di lingua italiana. Attualmente, le due cantoni della Svizzera italiana sono colpite dall’epidemia di influenza.

La regione 6, vale a dire, i Cantoni di Ticino e Grigioni, registra 529 visite mediche ogni 100.000 abitanti, ossia un numero superiore rispetto alla media nazionale.

La regione più colpita con 529 casi è la regione 6 (TI/GR).

L’osservatorio di sorveglianza dell’influenza Sentinelle distingue anche 5 fasce di età, cittadini di età compresa tra 0 e 4 anni (neonati e bambini piccoli), da 5 a 14 anni (bambini e giovani adolescenti), da 15 a 29 anni (giovani), da 30 a 64 anni (adulti) e cittadini di 65 anni o più d’età (anziani).

La fascia di età più colpita con 530 casi è quella dei neonati e bambini piccoli e la fascia di età meno colpita con 75 casi è quella degli anziani.

Influenza

Definizione influenzaL’influenza è una malattia infettiva provocata da un virus, l’influenza virus (un virus ARN della famiglia degli orthomixovirus).
Si distinguono numerosi strati del virus (A, B e C), i virus di tipo A e B sono i più frequenti, lo strato A è il più virulento (fonte di pandemia e di epidemia).
L’influenza provoca un attacco alle vie respiratorie: naso, laringe, faringe, polmoni, orecchia media. Il virus dell’influenza può attaccarsi sia alle vie respiratorie superiori (gola, naso) sia a quelle inferiori (polmoni).
Il virus dell’influenza si trasmette da una persona all’altra per l’intermediario di particelle aeree (micro particelle) trasmesse per esempio mentre si starnutisce o si tossisce, una semplice stretta di mano può ugualmente favorire la trasmissione del virus. L’influenza è quindi una malattia infettiva molto contagiosa.

10.02.2016. A cura di Xavier Gruffat, farmacista. Fonti: Ufsp.

Alimentazione in caso di gotta

Purine di origine vegetale sì, di origine animale no
GottaUn eccesso di acido urico nel sangue può portare ad attacchi di gotta molto dolorosi. Poiché l’acido urico è un prodotto di degradazione delle purine, è importante consumarne il meno possibile (quelle di origine animale). Le stesse purine derivano dal metabolismo del DNA che si ritrova nel nucleo delle cellule animali e vegetali.
Tra le purine, vengono contraddistinte quelle di origine animale e quelle di origine vegetale.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che il consumo di purine di origine animale aumenta il rischio di soffrire di gotta. Gli alimenti ricchi di purine di origine animale che devono essere evitati sono i seguenti:
– Carni rosse, maiale e agnello
– Alcuni organi come il fegato, i reni e le animelle
– I frutti di mare, i gamberi, le aragoste, le cozze, le acciughe e le sardine
Si dovrà inoltre evitare il consumo di alcol, in quanto, tale sostanza aumenta il livello di acido urico nel sangue riducendo l’eliminazione renale della stessa.

Per contro, studi scientifici non hanno dimostrato che le purine di origine animale aumentino il rischio di soffrire di gotta.

Si noti che i prodotti lattiero-caseari, che possono contenere purine, sembrano invece ridurre il rischio di gotta.

Gli alimenti a basso contenuto di purine da consumarsi, in particolare, sono i seguenti:
– Prodotti lattiero-caseari a basso contenuto calorico (ad esempio, prodotti light)
– Frutta e verdura fresche
– Frutta a guscio
– Cereali

Evitare alimenti ad alto contenuto di fruttosio, in particolare quelli di origine industriale
Studi scientifici hanno dimostrato una correlazione tra una dieta ad alto contenuto di fruttosio e la comparsa di gotta. Il fruttosio è uno zucchero naturalmente presente in frutta, verdura e miele. Il fruttosio, sotto forma di sciroppo di mais, viene spesso aggiunto a molti alimenti e bevande di origine industriale, l’esempio più famose è quello degli Stati Uniti. Spesso, il fruttosio si trova anche in grandi quantità in bibite e altre bevande zuccherate.

Per limitare la gotta, si consiglia di evitare il consumo dei seguenti alimenti e bevande:
– Bevande analcoliche zuccherate come bibite gassate e succhi di frutta
– Cereali, pane industriale, gelati e dolciumi
– “Cibo spazzatura”, cioè quello venduto nei fast food

Anche alcuni frutti contengono un’alta concentrazione di fruttosio, si dovrà quindi limitarne il consumo a circa 1 o 2 porzioni al giorno. I frutti in questione sono:
– Mele, pesche, ciliegie (alcuni studi hanno dimostrato, tuttavia, un effetto positivo sulla gotta), datteri, pere, uva, prugne…

Per limitare la gotta, si dovrà anche ridurre il suo consumo di zucchero e sale.

Possibile trattamento per cancro colon da vitamina A

Possibile trattamento per cancro colon da vitamina ALOSANNASpesso resistente alle terapie convenzionali e causa di ricadute, il cancro al colon retto rappresenta il 14% delle nuove diagnosi di tumore. Scienziati del Politecnico di Losanna (EPFL) hanno ora identificato un meccanismo biologico che può essere sfruttato per contrastarlo e basato sulla vitamina A, quella tipica di formaggi, pesce, uova e carne.
Quando un paziente con cancro al colon effettua la chemioterapia, la maggior parte delle cellule tumorali muoiono. Ma le mutazioni genetiche che hanno causato il tumore possono sopravvivere in un gruppo specifico di cellule ‘staminali’ del colon, cioè premature e in attesa di crescere in piena regola. Al termine delle terapie, queste, ancora contenenti le mutazioni cancerose, possono riapparire e causare ricaduta e metastasi.
Gli scienziati di Losanna hanno mostrato, con esperimenti in vivo su topi, che il loro proliferare è legato a un meccanismo biologico che blocca il gene HOXA5, permettendogli di crescere in maniera incontrollata. Ma lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Cancer Cell’, ha poi dimostrato che la vitamina A, o retinolo, è in grado di ‘riaccendere’ la proteina HOXA5, e di conseguenza bloccare la progressione del tumore, eliminare le cellule staminali cancerogene e impedire le metastasi. I ricercatori hanno anche ottenuto risultati simili con i campioni reali di pazienti.

Questo trattamento facilmente tollerato dall’organismo, concludono, potrebbe dare vantaggi anche come misura preventiva in pazienti ad alto rischio.

ATS, 15.12.2015 – Fotolia.com